Lo spauracchio di NDS (e di Wii) ha avuto nella fase di rodaggio delle console, ma ancora mantiene, un nome: raccolta di minigiochi. Definizione diminutiva per titoli compositi, disomogenei ed effimeri per natura ma scopertisi potenzialmente dotati di attrattiva insana verso la nuova fetta di utanti (perchè sono in molti) sensibili all'abc videoludico in pillole, specie se somministrato tramite periferiche meno indirette del tipico joypad.I nobili ideali che possono accompagnare la categoria sono spesso messi in luce dal fil rouge che attraversa le applicazioni mignon e dalle qualità della cornice su cui esse trovano collocazione; dal minimalismo naif e nintendosa autoreferenzialità di un Wario Ware, una potatura bonsai nel giardinetto della casa di Kyoto, alla chiave sonora di un Rythm Tengoku Gold, passando per l'illusoria sembianza di test intellettivo di Brain Training.
Professor Layton and the curious village punta sull'enigmistica di stampo tradizionale (logica, matematica, geometria, pensiero laterale) interpretata come principale frangente interattivo entro il dipanarsi di una di quelle avventure grafico-testuali moderne che si oppongono all'estinzione di un genere.
Il centinaio abbondante di quesiti è distribuito nelle tipica serie di schermate fisse e andrà in esse procacciato col pennino indagatore, dispensato dai personaggi e da hot spot nascosti, mentre si seguono gli sviluppi di una vicenda investigativa tanto edulcorata e prevedibile quanto ammantata di sobria carineria (e impreziosita da inserti d'animazione curati da Studio Ghibli).
Il mistero della Mela d'Oro e del villaggio dai bizzarri abitanti potrebbe smettere d'essere tale ben prima delle rivelazioni conclusive, testi e caratterizzazioni sono in linea con le origini laytoniane, educative e orientate ai più piccoli; il risultato è così pulito e ben eseguito da poter assurgere alla classificazione di "per tutti", abituale riconoscimento di merito.
Tuttavia, anche i più smaliziati potranno ritrovarsi arenati in prove di ragionamento di una certa intensità. Il giusto approccio è lasciar perdere la tentazione di munirsi di carta e penna, magari con l'idea di impostare qualche equazioncina o di graficare nero su bianco la propria idea, ed insistere mentalmente alla ricerca della strada più intuitiva ed "economica", di solito quella migliore. Certo, quando si tratta di conteggiare triangoli in un mezzo ad un incrocio di rette è facile che venga il latte alle ginocchia e si finisca ad un certo punto per procedere a tentativi, ma si tratta di casi tutto sommato isolati.
Arriviamo alle solite. A fare da contraltare ad una godibilità "che non l'avrei mai detto", alla curiosità contagiosa e alla perfetta assonanza con i ritmi di fruizione di una console portatile come NDS, c'è l'impressione di fondo che rimanere un quarto d'ora fermi a riflettere, contemplando la stessa elementare schermata statica, poco si confaccia ad una vera e propria pratica videoludica.
Ciò detto nella consapevolezza che cosa si debba intendere per vera e propria pratica videoludica non lo si trova scritto da nessuna parte.
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