Mentre l’era dei 32-bit si avvicinava inesorabilmente, con le promesse di meraviglie poligonali annunciate da Playstation e Saturn, il Super Nintendo conobbe un periodo di rinascita, tornando a stupire il pubblico con lo sfoggio d’insospettabili capacità tecniche. Donkey Kong Country, platform di razza basato su un franchise di enorme rilevanza storica, segnò la consacrazione del gruppo di programmatori inglesi Rare, marcando nuove vette qualitative in campo audiovisivo e di design; il 1994 fu un anno dorato per i fortunati possessori della console ammiraglia della grande N…

Baldoria nella giungla
L’impatto grafico di DKC lasciava letteralmente senza fiato; mai prima di allora un hardware a 16-bit aveva mostrato su schermo una tale quantità di colori e dettagli: foreste pluviali tinte del rosso del tramonto, caverne dalle stalattiti gocciolanti, bucoliche profondità marine e cime montuose battute da feroci tempeste di neve prendevano letteralmente vita di fronte agli occhi dell’osservatore impreparato. La profondità di campo era garantita da numerosi livelli di parallasse, che conferivano alle immagini un’efficace illusione di tridimensionalità; ma era l’attenzione maniacale per i dettagli a farla da padrone: lampade oscillanti proiettavano nel buio delle miniere coni traballanti di luce colorata, farfalle ed insetti svolazzavano tra le palme, realistici effetti di deformazione increspavano l’acqua dell’oceano, pioggia e nebbia modificavano sensibilmente il profilo degli scenari. Citare esaurientemente tutti i tocchi di classe di cui il gioco era intarsiato sarebbe un’impresa tutt’altro che facile, a testimonianza dell’amore e dell’impegno che gli artisti di Rare riversarono nella loro ambiziosa realizzazione.
Un simile ecosistema naturale sarebbe risultato noioso senza una fauna adeguatamente assortita; ecco fare il loro ingresso in scena la spassosa tribù delle scimmie, capitanata dai protagonisti assoluti Donkey e Diddy, e l’esercito di coccodrilli antagonisti, gli stralunati Kremlings. L’abilità con cui le creature vennero animate e caratterizzate può essere considerata tuttora un punto di riferimento, vista l’esilarante espressività “mimica” dei loro volti e delle loro movenze.
Alla base dei prodigi estetici di Donkey Kong Country stava la tecnica denominata ACM, utilizzata nello studio preliminare di personaggi ed ambientazioni; il grosso successo dell’artificio convinse Rare ad intraprendere in seguito una serie di sperimentazioni grafiche, che spaziarono dal beat’em up (Killer Instinct) ai racing games (Cruis’n Usa), con esiti qualitativamente altalenanti.
Pure Platform
Donkey Kong Country offriva un’esperienza di gioco tradizionale, priva di grossi spunti di originalità ma di realizzazione impeccabile; le scimmie ai controlli del videogiocatore erano chiamate a guadagnare l’uscita di livelli strutturalmente lineari ma infarciti di un gran numero di bonus nascosti e stanze segrete, eliminando i nemici per mezzo del tradizionale “salto sulla testa” o di speciali attacchi rotolanti. Un elemento fortemente caratterizzante del gameplay era costituito dai poliedrici barili, dalla funzione di cariche esplosive, corpi contundenti o semplici dispensatori di items; indimenticabili le sessioni d’abilità a base di cannoneggiamenti tra botti sospese nel vuoto, in grado di mettere a dura prova i riflessi del giocatore più smaliziato.
La piacevole routine da platform game veniva interrotta da saltuari sottogiochi, sbloccabili con il ritrovamento di “warp barrels” nascosti e consistenti in prove di memoria, raccolte di grosse quantità di banane (o stelline) e brevi percorsi dall’alto coefficiente di difficoltà; altre divertenti variazioni sul tema erano la possibilità di cavalcare in corse sfrenate animali “amici”, come il rinoceronte Rambi e la rana Winky, o livelli alternativi come la corsa sul carrello da miniera, spassoso riferimento alle pellicole di Indiana Jones.
La vasta mappa di gioco, la colonna sonora dal trascinante ritmo tribale, la cura artistica e tecnologica riposta nel reparto grafico e le immediate meccaniche di gioco descrivono Donkey Kong Country come uno dei migliori platform mai prodotti per Snes.
Non ebbe certo il merito di rivoluzionare un genere, ma galvanizzò comunque migliaia di giocatori, facendo sorgere in loro il dubbio della reale necessità di un passaggio generazionale ai 32-bit.