I primi passi da canide nel mondo di Okami sono l'ingresso in un'esperienza onirica, in cui la vista è il senso più stimolato e titillato. L’atmosfera è rarefatta, colori e linee sembrano galleggiare incerti e limitarsi a suggerire le forme animate sulla carta di riso; la dea Amateratsu è un lupo trascendente, soave, armonioso nelle movenze e accompagnato nella sua corsa da luccichii e ricami floreali: assumerne il controllo restituisce la piacevolezza e l’istintività proprie di una giocabilità di razza. Non passa molto tempo, ma scorrono via di fronte allo spettatore villaggi rurali popolati da personaggi fisonomicamente eleganti nell’essere appena accennati, campi aperti da riportare a quello splendore originale ora offuscato dalle nebbie del male, incontri con ammalianti divinità siderali, combattimenti coreografici contro fantomatiche creature; non occorre essere profondi conoscitori della cultura orientale per cogliere o almeno intuire quanto ogni dettaglio sia impregnato delle tradizioni del Sol Levante.Un tocco da maestro creativo rende unico e brillante un gameplay che deve fortemente i suoi caratteri generali all’influenza della storica leggenda di Zelda: il celestial brush. Esso può essere brandito per plasmare lo scenario, abbattendo con un fendente i tronchi d’albero che intralcino il percorso, restaurando con larghe passate i ponti interrotti, restituendo al tracciare di un cerchio chiuso le fronde verdi agli alberi decaduti; è inoltre la bacchetta magica che può controllare gli elementi naturali e incanalarne la forza a vantaggio del lupo mistico. Il viaggio prosegue, passa per città imperiali e zone boschive e ghiacci perenni… e continua, continua anche quando tutto farebbe pensare al meritato riposo dopo il tanto esplorare e conoscere e aiutare uomini e animali nelle loro difficoltà quotidiane o straordinarie; senza troppa serietà o compostezza semi-religiosa, ma con calore e un senso dell’ironia che richiama con orgoglio la vena di follia dell’eroe Viewtiful Joe.
Sgombrate la mente. Giocate quello che è l’ultimo parto creativo della defunta Clover, e fatelo con raccoglimento, spogliandovi del gusto agonistico per gli stimoli puramente ludici, della bramosia da completisti, della tentazione infingarda di indugiare su limiti tecnici o strutturali: lasciatevi trasportare dalla brezza soave del rarefatto universo di Nippon. Potrebbe pizzicare in voi quelle corde emotive che raramente i videogiochi arrivano a far vibrare di un suono melodioso; per riuscire in un simile, sublime intento, Okami non ha nemmeno bisogno di essere un capolavoro.
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